Mattoncini, regole, e frasi tutte tue.
Ogni parola imparata è un mattoncino riutilizzabile. Regole di composizione controllate li combinano: costruisci frasi corrette che non hai mai imparato a memoria, poi le trasformi, le ascolti e le ritrovi nelle situazioni reali.
Sei famiglie di mattoncini
Ogni parola è presentata in scrittura giapponese, con la trascrizione in rōmaji, l’audio e un significato nel contesto.
Il soggetto è seguito da は, letto wa, che annuncia il tema della frase. Quando il contesto è chiaro, si omette spesso, come in italiano.
Il verbo va alla fine della frase e, a differenza dell’italiano, non cambia secondo la persona. La forma in -ます è la forma cortese.
Niente articoli, niente genere, nessun plurale obbligatorio: お茶 vuol dire «tè», «il tè» o «i tè» secondo il contesto.
Negazione e domanda si aggiungono alla fine: -ません per negare, か per chiedere. Le particelle を e に indicano il ruolo delle parole.
Le regole di montaggio: il verbo sempre in fondo, una particella dopo ogni parola. Niente si incolla parola per parola.
Due sillabari di 46 segni di base, hiragana e katakana, e i kanji venuti dal cinese. Ogni kana si legge sempre allo stesso modo.
Gli stessi mattoncini, ovunque
Al ristorante, in viaggio o durante un incontro, bastano pochi mattoncini per farsi capire.



Quindici minuti al giorno
Durata regolabile da 5 a 30 minuti. Saltare un giorno non ti fa perdere nulla: i tuoi progressi ti aspettano.


Posa il tuo primo mattoncino.
Scegli il tuo obiettivo e il tuo ritmo: la prima lezione inizia subito.

